E così, come per il bambino le vacanze da scuola, giunge il momento che segna la fine della campagna elettorale. Protagonista di tutto il periodo di governo gialloverde. Messi via i fogli dei discorsi e piegate le bandiere, i tre favoriti, Di Maio, Salvini e Zingaretti attendono in silenzio, o quasi, i primi exit pool. Entrambi gli alleati di governo hanno dichiarato più volte che l’esito delle votazioni non cambierà gli equilibri interni al governo nostrano, ma di questo avremo conferma solo nei prossimi mesi. Una cosa certamente cambierà, il termine della campagna segna la fine di una gran quantità di impegni elettorali e lascerà ai due vice-premier un paese da governare, con assiduità e serietà. Sarà proprio allora che si giocheranno il consenso, quando i proclami dovranno diventare sostanza e le promesse fatti. Salvo stravolgimenti in area euro, sopratutto in ambito economico, le promesse sono già ad un passo dall’essere tradite: difficilmente infatti sarà possibile attuare le riforme previste e scongiurare allo stesso tempo l’aumento dell’IVA – giusto per fare un esempio – senza sforare il tetto del 3% , stabilito dal cosiddetto “patto di stabilità” di Maastricht (1992), al quale dovremmo attenerci, che ci piaccia o no.
La strada del governo e quella dell’opposizione sembra dunque essere ancora tutta in salita e poco ci sarà da festeggiare, a prescindere dal risultato di queste elezioni europee.

Jacopo Virga

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