Pronosticare in linea di massima i risultati della votazione europea era senz’altro possibile: un buon posizionamento della Lega, una scivolata verso il basso del M5S e una ripresa, anche se timida, del PD.

Altro discorso le percentuali, anche agli osservatori più acuti infatti non è passato per la mente che si potesse arrivare ad una Lega sopra il 34%, raddoppio esatto rispetto al 17% delle politiche 2018.

Questi risultati ci propongono un’immagine del paese molto precisa, confermando che la spinta populista, anche se di colore diverso, fa presa sulla mente dei più.

Ciò che è interessante notare è la facile suggestionabilità, che vale sia per chi Salvini lo sostiene, sia per quanti invece lo contestano. Basta dare un’occhiata ai social network o fermarsi in un qualsiasi bar per notare che le posizioni, anche se contrapposte, volgono ad una visione estremista: da una parte chi inneggia allo Stato sovrano, al mettere prima gli italiani, dall’altra allarmi di fascismo e preoccupazioni per la tenuta democratica del nostro paese.

Il compito dell’opposizione, forse, dovrebbe dunque essere quello di riportare i toni della discussione verso una visione più sobria della realtà , di contrapporre ai proclami dati tangibili e di mostrare agli elettori la realtà dei fatti: non esiste Panacea per i problemi del paese e solamente un processo di buon senso e rigore ci può portare verso una nuova fase di crescita e benessere.

Al PD spetta un compito difficile e la domanda è una sola: ne sarà all’altezza?

Jacopo Virga

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